Qui sotto inserisco il curriculum e una specie di riassunto informale dello stesso
CURRICULUM E RIASSUNTO ESTESO
CURRICULUM VITAE
Alberto Brogi nato nel 1966
 
dal 1992
frequento corsi di video, regia e montaggio a Firenze, con il laboratorio gestito da Federigo Zais
 
sempre dal 1992
collaboro nelle produzioni del laboratorio; realizzo video in VHS, S-VHS, U-Matic, Betacam e Mini Dv, alcuni dei quali (dal 1993) con regia mia
 
tra questi i video comici “Gli animali dello zoo di Pistoia” (1° premio Festival Video Amateur di Siena, 1993), “La Soluzione” (2° premio al Festival Videominuto di Prato, 1996); e i documentari “Campo di Pace 1992” (regia collettiva e saggio di fine corso dei partecipanti al Laboratorio Video), “Ombudsman, una questione civica” (1° premio al Festival Cittadini in Corto, Carrara 2006)
 
Nel 1993
fondo il gruppo teatrale universitario “Artù” presso la facoltà di Lettere di Siena
 
dal 1993
partecipo come attore o regista a vari spettacoli del gruppo universitario, tra questi “Serata Futurista” su testi futuristi (1994), in cui mi occupo della regia. Come semplice attore recito in vari spettacoli su testi dadaisti e surrealisti della compagnia “Chille de la Balanza” di Firenze
 
dal 1996
scrivo testi teatrali, comici e di sperimentazione; alcuni di questi sono rappresentati in teatri, associazioni culturali o bar, a Siena e in varie località della Toscana
 
dal 1996
scrivo testi di critica e analisi su video, cinema, teatro e i nuovi sviluppi delle arti, legati anche all’arrivo del digitale e di internet; tra questi “La pellicola, il digitale e i pomodori che sanno di pomodoro” (2002) sulla sostituzione della pellicola con la registrazione digitale nel cinema
 
2000, aprile
Laurea presso la Facoltà di Siena, corso di laurea in Storia del Teatro e dello Spettacolo, relatore Maria Rosa Ceselin, con votazione  110/110 e lode
 
dal 2000
mi interesso al web e agli aspetti legati alla creatività artistica, alle sperimentazioni, in particolare ai video in rete
 
dal 2001 al 2007
mi trasferisco a Parigi
 
2005, ottobre
apro il primo blog, “Rue de Charonne”, basato su un personaggio virtuale che racconta in prima persona le sue vicende (in parte inventate)
 
da febbraio 2007
comincio a lavorare al progetto di una web tv comica in lingua italiana
 
ottobre 2007
scelto il nome della web tv e registrato, è
URLTV.IT
 
da febbraio 2008
trasloco a Firenze, da allora continua il lavoro per il lancio della web tv
Ed ecco un riassunto informale e più dettagliato delle stesse vicende.
Dato il fatto che siamo in un periodo di transizione, l’idea è quella di non limitarsi a fare video, o a fare teatro, ma aggiungere anche analisi, riflessioni e critiche sulla situazione generale nell’ambito di queste arti. Fin dal periodo in cui ho cominciato, negli anni ’90, era in corso questa trasformazione, cioè al cinema si era ormai affiancato il video, che peraltro è un pò rimasto nel limbo: a parte tutto quello catalogato come videoart, il resto dei video in circolazione non godeva della considerazione riservata al cinema. E’ vero che da qualche anno le cose sono cambiate parecchio, ma questa è proprio la prova che viviamo in un periodo di grosse trasformazioni delle forme di espressione artistiche, e è il motivo per cui ho cercato di affiancare all’attività di realizzazione di video, la riflessione su quello che sta succedendo in questo periodo, lo studio e la ricerca sulle produzioni attuali.
 
Penso infatti che in questa situazione prima si sia snobbato il video e quello che era, quello che rappresentava come forma di espressione artistica autonoma; e poi, si sia accettato acriticamente, senza farsi problemi, come alternativa alla pellicola, insomma come versione ‘economica’ della pellicola stessa, equiparando per sozza convenienza economica i due supporti in tutto e per tutto, quando in realtà le differenze sono molte, al punto che per quel che mi riguarda, si tratta di due settori artistici differenti.
 
Si tratta di non confondere due cose che sono diversissime. A ognuna delle due va riconosciuta la sua autonomia e validità, come settore espressivo, anche dal punto di vista del valore di arte. Purtroppo le cose sono andate in un altra maniera. Prima, il video è stato ignorato dai più, e cantonato per anni ai famosi ‘concorsi video’, e niente altro, in genere. Poi, ci si è accorti che poteva essere un risparmio, un risparmio notevole, e con il cinema in crisi, girando con telecamere si potevano fare film a costi molto minori rispetto a quelli che ci sono usando la pellicola.
 
Improvvisamente, il video che era stato bandito e tenuto alla larga, ai confini della vera ‘arte’, fuori dai circuiti dei più importanti festival del cinema, a questo video venivano aperte le porte, senza porsi un dubbio su quello che è una immagine in video e sulle sue differenze con la pellicola; praticamente questa, che sembra a prima vista una promozione sul campo, in realtà è come ignorare le sue caratteristiche specifiche, e quello che può dare come arte autonoma, non ridotta al semplice ruolo di sostituto economico, di alternativa a buon prezzo, della pellicola.
 
Tutto questo mentre i computer irrompevano nel mondo dell’arte e della comunicazione come strumenti per produrre arte, quindi stravolgendo notevolmente le pratiche di realizzazione artistica, e come se non bastasse in questo casino, negli ultimi anni si è aggiunta internet, i cui rapporti con la produzione e l’espressione artistica mi sembrano al momento ancora poco considerati, almeno per quanto ne so io, e ancor meno esplorati concretamente, con produzioni artistiche pensate e nate sulla rete. In sostanza, siamo in un periodo confuso, dove c’è l’assoluta necessità di riflettere di più su quello che stiamo facendo, perché se da una parte è chiaro come il sole che si è aperto un periodo di nuove prospettive, dall’altra ben pochi si stanno chiedendo cosa fanno, e cosa è quello che producono, sia in rete, che nei video o in tutto quel materiale che una decina di anni fa era di moda chiamare “multimediale”.
 
Insomma per quel che mi riguarda non mi accontento di fare e basta, mi sembrano invece indispensabili il dialogo e il confronto con gli altri, e le discussioni sulla materia artistica, sulla forma, mentre invece, proprio in questo momento di rivolgimenti notevoli, ormai l’espressione artistica sembra diventata quasi un fatto privato, e parlare di teorie, di critica o di analisi dell’arte, adesso, è difficile.
 
Attualmente la stragrande maggioranza dei registi, degli attori o degli autori di cinema o video, si limita a cercare di realizzare video, cortometraggi, film: ricerca di finanziamenti, di sovvenzioni, di produttori. Certo è ovvio che è importante, ma qui mi pare che ci dimentichiamo completamente di ragionare su quello che stiamo facendo. Mancano quindi i confronti con gli altri, manca un dialogo, non si riflette e non si discute abbastanza su quello che si fa, e meno di tutto si discute delle forme artistiche, proprio di quello che ci sarebbe più bisogno attualmente.
 
Ciò è triste tanto più che in altre epoche, anche fino a anni recenti, come gli anni sessanta, nel cinema e nel teatro non è mai mancata la discussione e lo scambio di idee, mentre ora quando avviene, sembra quasi un fatto casuale.
 
Anche per questo motivo quando ho iniziato a fare teatro, all’università, mi sembrava assurdo cominciare da solo, e proposi a amici e studenti dell’università di Siena di fondare assieme un gruppo teatrale universitario, che ha funzionato per qualche anno producendo una serie di cose strane, e permettendoci di fare esperimenti in varie direzioni.
 
Nello stesso tempo, quello che mi ha interessato di più, in questi anni, è la comicità in video, anche qui però, non mi piaceva l’idea di mettermi a fare comicità standard, nella linea di quello che si vede di solito in televisione o al cinema attualmente. Per gusti miei personali, mi piaceva l’idea di tentare cose più alternative possibili, che dovendo trovargli una somiglianza con qualcosa, appartenessero alla famiglia delle stranezze passate attraverso il tubo catodico quasi per caso, in sostanza delle cose inclassificabili, e sperimentali parecchio, per la loro parte.
 
Il problema è che parlare di sperimentazione in televisione sembra quasi un controsenso, dato il fatto che la televisione in realtà è stata proprio il centro del sonno, dello standard e dell’ordine. Ma ogni tanto, qualcosa di diverso, di originale, di sperimentale nelle reti televisive c’è stato; è un peccato perché penso che da questo punto di vista, il video in generale appunto, non sia un supporto povero di registrazione, né un solo veicolo espressivo della videoart, e dei videoartisti, ma avrebbe il suo logico e legittimo approdo nello schermo di un monitor, e in quello soprattutto; schermo del monitor che vorrebbe dire soprattutto (ma non solo) televisione. Purtroppo, praticamente da nessuna parte c’è stato il coraggio di creare un canale televisivo realmente sperimentale, realmente avanguardista, quando le possibilità di questa arte sarebbero enormi, e sono state solo raramente sfiorate, nel passato.
 
Ora però, con le nuove tecnologie, e soprattutto con internet, indubbiamente si aprono delle possibilità notevoli, per tentare oggetti sperimentali anche a basso costo, in un certo senso scavalcando il tramite della televisione tradizionale, tuttora impermeabile a tutto quello che è diverso dal suo linguaggio consolidato.
 
Ma evidentemente, non si tratta di usare internet come deposito accessibile a tutti di video, che altrimenti avrebbero avuto, avrebbero dovuto avere una diffusione via schermo televisivo... si tratta di ripensare in profondità l’attività di produzione di video nel suo rapporto con internet. Insomma internet apre altre prospettive, pone altre domande, sulla natura dell’espressione artistica che ci passa attraverso e che si materializza tramite sé, domande che facciamo bene a farci, anche se come sviluppi dell’arte in rete siamo ancora agli inizi.
 
 
 
 
teatro di strada, lettura comica della Divina Commedia - 2000
A Parigi, nel 2002
La colonna di Place de la Bastille a Parigi, nel quartiere della Bastiglia, 11° arrondissement, dove abitavo
Un fotogramma del video “Ombudsman” - 2006
La copertina del libello “La pellicola, il digitale ... “ -
2002